Per quanto desaturato, addolcito e imbolsito, Arnold Schwarzenegger non può trasformarsi come per magia in un Clint Eastwood 2.0: ci si può aggiungere qualche bokeh, un pizzico di poesia qua e là e magari anche una lacrimuccia fugace, ma c’è poco da fare, soprattutto se si tratta di uno zombie movie. Sorprendentemente, però, funziona e il finale salva tutta la baracca.
RSVP: “Stake Land“, “The Battery“.
Voto: 6,5. Maggie